Dall'humanitas all'amicitia
la lettera di Cicerone a Trebonio tra lodi per Calvo ed echi di Catullo (Fam. 15.21)
DOI:
https://doi.org/10.14195/2183-1718_77_5Palavras-chave:
Cícero, humanitas, Trebonius, Calvus, CatullusResumo
L’articolo approfondisce il valore e lo scopo dell’epistola Fam. 15.21 di Cicerone (46 a.C.), indirizzata a Trebonio, già suo collega e ora legato di Cesare, in parte incentrata anche su Calvo, oratore atticista (scomparso), cui Cicerone aveva espresso lodi e consigli in precedenza, che qui giustifica. L’analisi del testo evidenzia una duplice forma di humanitas sia come benevolenza (philantrophia) che come impegno intellettuale e formativo (paideia): sebbene non fossero amici e appartenessero a fazioni diverse, sia in politica che in ambito oratorio, Cicerone mostra affetto per Trebonio e premura didattica per Calvo. Sembra il preludio di una vera amicizia (oggetto di un successivo dialogo di Cicerone), anche con notevoli conseguenze (Trebonio parteciperà alla congiura contro Cesare). Inoltre, allusioni e situazioni ludiche legate alla lettera (il dono di un libro contenente facezie di Cicerone) richiamano carmi di Catullo ai suoi amici (soprattutto a Calvo), avvalorando contatti letterari tra il poeta e l’oratore. Ne risulta un intreccio di rapporti tra personaggi ritenuti su fronti opposti, ma uniti nella corrispondenza epistolare privata.
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